L’EDIZIONE 2026 DEL SALONE DEL MOBILE DI MILANO SPIEGATA (BENE) DALLA PRESIDENTE MARIA PORRO

La Presidente del Salone del Mobile.Milano racconta un settore che si trasforma e un’istituzione che non si ferma

Geodesign: è il termine con cui, vent’anni fa, il sociologo Aldo Bonomi e l’architetto Stefano Boeri hanno provato a leggere la dimensione geografica e geoeconomica di ogni prodotto industriale. L’idea centrale era che la questione fondamentale del design contemporaneo fosse il conflitto tra flussi e luoghi: da un lato le merci, i capitali, le persone che attraversano il mondo in un’economia sempre più globalizzata; dall’altro i territori radicati, le filiere produttive, le identità culturali. Bonomi distingueva tre sfere del design – oggetti che comunicano, oggetti che fabbricano, oggetti che sopravvivono – mostrando come queste dimensioni, apparentemente separate, si intrecciassero sempre di più nel tessuto del mondo contemporaneo.

Potete trovare l’articolo completo su: https://www.elledecor.com/it/design/a71059025/maria-porro-salone-mobile-milano-2026/

Di Salvatore Peluso 19-4-2026

I principali percorsi di Aaster.

Sul confine del margine tra flussi e luoghi.

Il gruppo di lavoro Aaster continua a raccontare la metamorfosi dei territori attraverso sette percorsi che intrecciano flussi globali e forme di vita localizzate.

  1. Le migrazioni sono lette come dispositivi di “riconoscere e riconoscersi”, che ridefiniscono appartenenze, lavoro e welfare in chiave di inclusione/esclusione.
  2. Le Missioni di sviluppo hanno contribuito a costruire visioni condivise e scenari del “non ancora” per attori locali mobilitati in percorsi coalizionali.
  3. I patti territoriali si innestano nella lunga stagione dello sviluppo locale come tentativo di autogoverno dello sviluppo in forma coalizione.
  4. Il capitalismo molecolare, i distretti produttivi e il passaggio alle piattaforme territoriali si concentrano sulla riconfigurazione dei sistemi produttivi tra radicamento e reti globali.
  5. Il sociale viene tematizzato come “terzo racconto” e forme della communitas, tra Stato e mercato, valorizzando mutualismo, welfare di comunità ed economie di prossimità.
  6. Nel filone banche e territori, i comitati territoriali divengono infrastrutture relazionali per il riposizionamento dei big players finanziari dentro traiettorie di sviluppo locale.
  7. Infine, reti, utilities, logistica e grandi imprese di servizio sono letti come infrastrutture territoriali, decisive per integrare flussi deterritorializzati e governance dei luoghi.