Esiste anche un capitalismo intermedio

Esiste anche un capitalismo intermedio

La segnalazione di Massimiliano Panarari del libro «Oltre le mura dell’impresa. Vivere, abitare, lavorare nelle piattaforme territoriali», a cura di Aldo Bonomi nell’inserto de «la Repubblica» del 29 ottobre 2021

La piattaformizzazione è lo spirito del tempo. E il paradigma per comprendere le trasformazioni del capitalismo di territorio, come scrive Aldo Bonomi. Sociologo, fondatore del consorzio Aaster r attento studioso delle metamorfosi dei sistemi socioeconomici, in questo libro a più voci (Luca Romano, Simone Bertolino, Salvatore Cominu, albino Gusmeroli, Giuseppe Molinari) racconta un’ulteriore tappa del processo di modernizzazione e di spaesamento. Mosso dalla «logica estrattiva dei flussi dell’economia-mondo» (quella che si esprime nella potenza delle piattaforme digitali delle multinazionali high-tech) tanto da rendere indispensabile sviluppare per reazione una forte «coscienza di luogo». Di esperienze positive ce ne sono, a partire dal «nuovo triangolo microregionale» formato da Lombardia, veneto ed Emilia Romagna, dove si collocano le principali piattaforme territoriali italiane. Che non sono dei «distretti più grandi» ma dei nodi di interconnessione aperti alla globalizzazione e ai livelli alti della finanza, della consulenza, degli investimenti, delle tecnologie e dei saperi, radicati però nei territori di partenza. I luoghi del «capitalismo intermedio», una nuova fortunata etichetta coniata da Bonomi dopo quelle di capitalismo molecolare e rancore.

pp. 224 – e. 18 – disponibile anche preso l’editore: www.deriveapprodi.com

I principali percorsi di Aaster.

Sul confine del margine tra flussi e luoghi.

Il gruppo di lavoro Aaster continua a raccontare la metamorfosi dei territori attraverso sette percorsi che intrecciano flussi globali e forme di vita localizzate.

  1. Le migrazioni sono lette come dispositivi di “riconoscere e riconoscersi”, che ridefiniscono appartenenze, lavoro e welfare in chiave di inclusione/esclusione.
  2. Le Missioni di sviluppo hanno contribuito a costruire visioni condivise e scenari del “non ancora” per attori locali mobilitati in percorsi coalizionali.
  3. I patti territoriali si innestano nella lunga stagione dello sviluppo locale come tentativo di autogoverno dello sviluppo in forma coalizione.
  4. Il capitalismo molecolare, i distretti produttivi e il passaggio alle piattaforme territoriali si concentrano sulla riconfigurazione dei sistemi produttivi tra radicamento e reti globali.
  5. Il sociale viene tematizzato come “terzo racconto” e forme della communitas, tra Stato e mercato, valorizzando mutualismo, welfare di comunità ed economie di prossimità.
  6. Nel filone banche e territori, i comitati territoriali divengono infrastrutture relazionali per il riposizionamento dei big players finanziari dentro traiettorie di sviluppo locale.
  7. Infine, reti, utilities, logistica e grandi imprese di servizio sono letti come infrastrutture territoriali, decisive per integrare flussi deterritorializzati e governance dei luoghi.