
La mostra, ideata da Aldo Bonomi, dedicata alla Città fragile ha costituito un momento di rappresentazione nel quale sono confluiti due percorsi di racconto e rappresentazione che, ormai da qualche anno, si interrogavano sul mutamento antropologico in corso nella nostra epoca di erosione delle forme di convivenza ereditate dal Novecento. Questi due percorsi di indagine, spesso intrecciati, sono stati Communitas, il cui primo numero era titolato “La società delle paure – Fare comunità nella diaspora”, e quello portato avanti alla Triennale, a partire dalla mostra del 2004 dal titolo “La città infinita – Ipermodernità e spaesamenti del vivere e produrre in Lombardia”. La città fragile ha rappresentato la focalizzazione sul lato oscuro della città infinita, sulla sua dimensione sociale del rischio, di impoverimento materiale, di entropia relazionale, di deriva psicopatologica. Il disagio come forma strutturale delle moltitudini. Tre gli assi di rappresentazione: dimensione della cura, dimensione dell’operosità, dimensione del rancore. Cinque le saette del rancore rappresentate nell’itinerario della mostra: società securitaria, “biscotto nero”, femminicidio, malaombra, secessione dei benestanti.
Contributi di: AquiliAlberg, Gian Paolo Barbetta, Pietro Barbetta, Gisella Bassanini, Angelo Bazzari, Sandra Bonfiglioli, Aldo Bonomi, Eugenio Borgna, Giulio Boscagli, Donatella Bramanti, Laura Campanello, Paola Carbone, Virginio Colmegna, Cometa, Sara De Carli, Pippo Delbono, Marco Dotti, Paul Dumouchel, Luciano Eusebi, Elvio Fachinelli, Francesco Gaeta, Federico Galvan, Mario Galzigna, Daniele Germiniani, Albino Gusmeroli, Silvia Landra, Lea Melandri, Carlo Montalbetti, Primo Moroni, Oliviero Motta, Naga, Davide Rampello, Massimo Recalcati, Filippo Romano, Anna Sutor, Cristina Tagliabue, Dionigi Tettamanzi, Mariagrazia Zanaboni