La vita nuda – La Triennale di Milano, Electa 2008

A cura di Aldo Bonomi, progetto di allestimento Origoni Steiner

Ideata da Aldo Bonomi e promossa da La Triennale di Milano, Politecnico di Milano e Casa della Carità, la mostra è stata progettata in sincronia al tema “Casa per tutti” per la Triennale Architettura di Milano del 2008.

“Dalle periferie e non dal centro devono essere affrontate le grandi questioni della modernità, quali le dinamiche della globalizzazione, la rivoluzione post-fordista, i conflitti tra flussi e luoghi. In questa prospettiva infatti esse mostrano il loro profilo più autentico rivelando, proprio nei punti di maggiore attrito, i nervi scoperti dell’ipermodernità globalizzata”. (Incipit dell’introduzione al catalogo di Aldo Bonomi)

Contributi di: Sandro Antoniazzi, Alessandro Balducci, Giulio Ballio, Simone Bertolino, Riccardo Bonacina, Aldo Bonomi, Stefano Boeri, Maddalena Bregani, Massimo Cacciari, Francesco Careri, Carlo Cerami, Don Virginio Colmegna, Aldo Colonetti, Sara De Carli, Giuseppe De Rita, Claudio Descalzi, Johnny Dotti, Valeria Fedeli, Rebecca Ferrari, Daniela Gasparini, Albino Gusmeroli, Ilaria Lenzi, Gad Lerner, Umberta Lerner Barletti, Ezio Manzini, Joshua Massarenti, Marina Molon, Olivier Mongin, Luca Mortara, Franco Origoni, David Parenzo, Alessandro Pasquarelli, Lorenzo Pellicioli, Paola Pierri, Salvatore Porcaro, Alessandro Profumo, Carlo Puri Negri, Gabriele Rabaiotti, Davide Rampello, Sabina Ratti, Lorenzo Romito, Paolo Scaroni, Saskia Sassen, Antonio Tosi, Ottavio Tozzo, Sergio Urbani, Michel Wieviorka.

Link

I principali percorsi di Aaster.

Sul confine del margine tra flussi e luoghi.

Il gruppo di lavoro Aaster continua a raccontare la metamorfosi dei territori attraverso sette percorsi che intrecciano flussi globali e forme di vita localizzate.

  1. Le migrazioni sono lette come dispositivi di “riconoscere e riconoscersi”, che ridefiniscono appartenenze, lavoro e welfare in chiave di inclusione/esclusione.
  2. Le Missioni di sviluppo hanno contribuito a costruire visioni condivise e scenari del “non ancora” per attori locali mobilitati in percorsi coalizionali.
  3. I patti territoriali si innestano nella lunga stagione dello sviluppo locale come tentativo di autogoverno dello sviluppo in forma coalizione.
  4. Il capitalismo molecolare, i distretti produttivi e il passaggio alle piattaforme territoriali si concentrano sulla riconfigurazione dei sistemi produttivi tra radicamento e reti globali.
  5. Il sociale viene tematizzato come “terzo racconto” e forme della communitas, tra Stato e mercato, valorizzando mutualismo, welfare di comunità ed economie di prossimità.
  6. Nel filone banche e territori, i comitati territoriali divengono infrastrutture relazionali per il riposizionamento dei big players finanziari dentro traiettorie di sviluppo locale.
  7. Infine, reti, utilities, logistica e grandi imprese di servizio sono letti come infrastrutture territoriali, decisive per integrare flussi deterritorializzati e governance dei luoghi.