La rappresentazione della pena. Carcere invisibile e corpi segregati – La Triennale 23.02.2006 – 19.03.2006

A cura di Aldo Bonomi, progetto di allestimento Origoni e Steiner Associati

La Triennale di Milano in questa occasione si fa luogo di rappresentazione della nuda vita, intendendosi con questa metafora filosofica il tumultuoso apparire sulla scena del nuovo millennio del corpo come macchina produttiva, nel suo essere luogo ove si pensa, si comunica e si riproduce. L’altra faccia della nuda vita è la vita nuda: quanto il corpo torna ad essere relegato alla sua funzione elementare di macchina di sopravvivenza. Il carcere è uno di questi luoghi. La Triennale ha promosso il progetto LA RAPPRESENTAZIONE DELLA PENA, per riconoscere e riconoscersi in quell’universo segregato, attraverso una mostra e molteplici momenti di riflessione.

Comitato scientifico: Aldo Bonomi (coordinatore), Gianni Canova, Lucia Castellano, Virginio Colmegna, Fracesco Maisto, Franco Origoni, Luigi Pagano, Marella Santangelo.

Contributi di: Alberto Abruzzese, Edoardo Albinati, Stefano Arduini, Haim Baharier, Paola Papi Barbato, Riccardo Bonacina, Aldo Bonomi, Massimo Cacciari, Gianni Canova, Lucia Castellano, Giancarlo Cauteruccio, Virginio Colmegna, Franco Corleone, Sara De Carli, Ornella Favero, Franco Loi, Uliano Lucas, Francesco Maisto, Alessandro Margara, Salvatore Natoli, Valerio Onida, Luigi Pagano, Davide Rampello, Gianfranco Ravasi, Marco Revelli, Younis Tawfik, Vincenzo Ruggiero, Lia Sacerdote, Marella Santangelo, Sergio Segio, Adriano Sofri, Dionigi Tettamanzi, Benedetta Verrini.

I principali percorsi di Aaster.

Sul confine del margine tra flussi e luoghi.

Il gruppo di lavoro Aaster continua a raccontare la metamorfosi dei territori attraverso sette percorsi che intrecciano flussi globali e forme di vita localizzate.

  1. Le migrazioni sono lette come dispositivi di “riconoscere e riconoscersi”, che ridefiniscono appartenenze, lavoro e welfare in chiave di inclusione/esclusione.
  2. Le Missioni di sviluppo hanno contribuito a costruire visioni condivise e scenari del “non ancora” per attori locali mobilitati in percorsi coalizionali.
  3. I patti territoriali si innestano nella lunga stagione dello sviluppo locale come tentativo di autogoverno dello sviluppo in forma coalizione.
  4. Il capitalismo molecolare, i distretti produttivi e il passaggio alle piattaforme territoriali si concentrano sulla riconfigurazione dei sistemi produttivi tra radicamento e reti globali.
  5. Il sociale viene tematizzato come “terzo racconto” e forme della communitas, tra Stato e mercato, valorizzando mutualismo, welfare di comunità ed economie di prossimità.
  6. Nel filone banche e territori, i comitati territoriali divengono infrastrutture relazionali per il riposizionamento dei big players finanziari dentro traiettorie di sviluppo locale.
  7. Infine, reti, utilities, logistica e grandi imprese di servizio sono letti come infrastrutture territoriali, decisive per integrare flussi deterritorializzati e governance dei luoghi.