La città infinita – Ipermodernità e spaesamenti del vivere e del produrre in Lombardia – La Triennale di Milano 13.01.2004 – 07.03.2004, Bruno Mondadori editori

A cura di Aldo Bonomi e Alberto Abruzzese, progetto di allestimento e grafico Origoni e Steiner Associati

La mostra ha messo in scena la ricerca sociale su un mondo, la città infinita, che altro non è che la metafora dell’ipermodernità e dello spaesamento del vivere e del produrre in Lombardia. Ha raccontato dell’andare in quel territorio ove siamo un po’ tutti “nomadi e prigionieri” alla ricerca di ciò che non è più, la comunità originaria, e di ciò che non è ancora, la città infinita.

Contributi di: Alberto Abruzzese, Arnaldo Bagnasco, Linda Barsotti, Laura Bolzoni, Veronica Caglio, Cristiana Colli, Salvatore Cominu, Gianni Berengo Gardin, Aldo Bonomi, Massimo Cacciari, Antonio Caronia, Vanni Codeluppi, Virginio Colmegna, Aldo Colonetti, Claudio Donegà, Daniele Germiniani, Albino Gusmeroli, Franco La Cecla, Runa Lazzarino, Uliano Lucas, Antonio Morra, Franco Origoni, Enzo Papetti, Bruna Pedrazzoli, Francesco Radino, Davide Rampello, Sergio Remi, Luca Romano, Edward Rozzo, Enzo Rullani, Raymundo Sesma, Anna Steiner, Laura Stenico, Annalisa Treccani, Davide Van de Sfroos, Ugo Volli.

I principali percorsi di Aaster.

Sul confine del margine tra flussi e luoghi.

Il gruppo di lavoro Aaster continua a raccontare la metamorfosi dei territori attraverso sette percorsi che intrecciano flussi globali e forme di vita localizzate.

  1. Le migrazioni sono lette come dispositivi di “riconoscere e riconoscersi”, che ridefiniscono appartenenze, lavoro e welfare in chiave di inclusione/esclusione.
  2. Le Missioni di sviluppo hanno contribuito a costruire visioni condivise e scenari del “non ancora” per attori locali mobilitati in percorsi coalizionali.
  3. I patti territoriali si innestano nella lunga stagione dello sviluppo locale come tentativo di autogoverno dello sviluppo in forma coalizione.
  4. Il capitalismo molecolare, i distretti produttivi e il passaggio alle piattaforme territoriali si concentrano sulla riconfigurazione dei sistemi produttivi tra radicamento e reti globali.
  5. Il sociale viene tematizzato come “terzo racconto” e forme della communitas, tra Stato e mercato, valorizzando mutualismo, welfare di comunità ed economie di prossimità.
  6. Nel filone banche e territori, i comitati territoriali divengono infrastrutture relazionali per il riposizionamento dei big players finanziari dentro traiettorie di sviluppo locale.
  7. Infine, reti, utilities, logistica e grandi imprese di servizio sono letti come infrastrutture territoriali, decisive per integrare flussi deterritorializzati e governance dei luoghi.