Il vento di Adriano

La comunità concreta di Olivetti tra non più e non ancora

Un sociologo, un urbanista e uno storico rileggono quella straordinaria figura di imprenditore «illuminato» che è stato Adriano Olivetti e la politica che ha praticato. Per «Olivetti politico» si intende innanzitutto il rapporto che ha saputo costruire con il territorio, il suo modo di fare impresa con un fordismo dolce, il contrario di quello hard allora imperante e impersonificato in primo luogo da Valletta alla Fiat. Cosa significa oggi, attualizzando il pensiero e l’agire di Adriano Olivetti, proporre il paradigma del «ritorno al territorio», il tema della «comunità concreta» a fronte della scomposizione del lavoro, e più in generale dei radicali mutamenti del paradigma produttivo? Rivisitando il pensiero di Adriano Olivetti, «comunità concreta» per Aldo Bonomi significa oggi frapporsi tra flussi e luoghi, fare comunità ai tempi della simultaneità. Per Alberto Magnaghi significa ripartire dalla terra che si fa territorio con la radicalità della rete dei territorialisti che disegnano e progettano bioregioni. Per Marco Revelli significa ripensare i percorsi della fabbrica olivettiana, disegnando comunità del margine che ripartono dal «mondo dei vinti» e dei «nuovi vinti». Gli autori disegnano percorsi ai margini di quel centro del potere della politica che tanti vorrebbero cambiare. Il lettore di questi testi vi troverà tracce di un percorso che indica speranza e futuro partendo dalle tante vitalità del margine che tracciano le nuove comunità in gestazione, e quindi la società che viene.

I principali percorsi di Aaster.

Sul confine del margine tra flussi e luoghi.

Il gruppo di lavoro Aaster continua a raccontare la metamorfosi dei territori attraverso sette percorsi che intrecciano flussi globali e forme di vita localizzate.

  1. Le migrazioni sono lette come dispositivi di “riconoscere e riconoscersi”, che ridefiniscono appartenenze, lavoro e welfare in chiave di inclusione/esclusione.
  2. Le Missioni di sviluppo hanno contribuito a costruire visioni condivise e scenari del “non ancora” per attori locali mobilitati in percorsi coalizionali.
  3. I patti territoriali si innestano nella lunga stagione dello sviluppo locale come tentativo di autogoverno dello sviluppo in forma coalizione.
  4. Il capitalismo molecolare, i distretti produttivi e il passaggio alle piattaforme territoriali si concentrano sulla riconfigurazione dei sistemi produttivi tra radicamento e reti globali.
  5. Il sociale viene tematizzato come “terzo racconto” e forme della communitas, tra Stato e mercato, valorizzando mutualismo, welfare di comunità ed economie di prossimità.
  6. Nel filone banche e territori, i comitati territoriali divengono infrastrutture relazionali per il riposizionamento dei big players finanziari dentro traiettorie di sviluppo locale.
  7. Infine, reti, utilities, logistica e grandi imprese di servizio sono letti come infrastrutture territoriali, decisive per integrare flussi deterritorializzati e governance dei luoghi.